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The Studio: Il mondo del cinema come non lo avete mai visto. Con Seth Rogen su Apple Tv+

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Quante volte qualcuno di voi ha detto “come mi piacerebbe essere a capo degli studios cinematografici”? Forse quello di star del cinema o di regista è un ruolo più ambito, ma in tanti avranno pensato a cosa possa voler dire essere colui che decide se un film prenderà vita e in che modo. Ma riuscireste a dire a Martin Scorsese che non farà il suo prossimo film? O a Ron Howard che l’ultima parte della sua opera, proprio la parte più sentita, fa schifo e dovrà essere tagliata? Sì, il produttore cinematografico non è affatto un lavoro facile. Ce lo racconta The Studio, la nuova comedy con protagonista Seth Rogen, che è anche sceneggiatore, regista e produttore esecutivo insieme al candidato all’Emmy Evan Goldberg. Interpretata da Rogen e da un cast stellare che offre camei in ogni episodio, la nuova serie farà il suo debutto su Apple TV+ il 26 marzo con i primi due episodi dei dieci totali, seguiti da un episodio ogni mercoledì fino al 21 maggio.

In The Studio, Seth Rogen interpreta Matt Remick, il nuovo capo dei Continental Studios, una grande casa di produzione cinematografica in crisi. In un settore in cui i film faticano a rimanere vivi, Matt e il suo team di dirigenti in lotta combattono le proprie insicurezze, mentre si scontrano con artisti narcisisti e con i vili proprietari dell’azienda nella ricerca sempre più effimera di realizzare grandi film. Indossando il vestito buono che maschera un infinito senso di panico, ogni festa, set visit, decisione sul casting, riunione marketing e premiazioni offre loro l’opportunità di un successo scintillante o di una catastrofe che pone fine alla loro carriera. Da persona che mangia, dorme e respira cinema, Matt ha inseguito questo lavoro tutta la vita e ora potrebbe distruggerlo.

Le prime scene di The Studio ci portano dritti in un film d’azione. Sangue, spari, e morte. Al centro c’è una star del cinema come Paul Dano. Ma, all’improvviso, ecco quella voce: “cut”. Che corrisponde al nostro “stop”, quello che dà il regista sul set per fermare l’azione. Siamo in un film nel film, anzi in un film dentro una serie. E questo ci dà subito l’idea di cosa ci aspetta. È una deliziosa serie metanarrativa, che racconta il dietro le quinte della magia del cinema. Come Effetto notte di Truffaut, come Babylon di Chazelle, ma soprattutto come I protagonisti di Robert Altman. È proprio questo il film che più di altri viaggia nel cinema come industria, tra i produttori, tra gli addetti ai lavori. In tutto quello che c’è prima del set.

Sincopato come le percussioni jazz che ne dettano il ritmo frenetico, The Studio è un prodotto che scorre veloce, a un ritmo sovraeccitato che è quello di chi vive nella macchina del cinema e si adopera per far sì che ogni ingranaggio della macchina funzioni. Anzi, che quell’ingranaggio deve sceglierlo. O sostituirlo nel caso non vada bene. Chi fa questo lavoro deve prendere decisioni: deve prenderle di continuo, anche se sono sempre più difficili. E poi deve comunicarle agli interessati.

Ecco, è proprio questa la cosa più difficile. Il Matt Remick di Seth Rogen è pieno di passione, di amore per il cinema. Ma le cose non riesce proprio a dirle. Non riesce a dire al suo superiore, a colui che mette i soldi, che per quel film commerciale sul brand Kool Aid avrebbe scelto un taglio d’autore, e un regista come Martin Scorsese. Non riesce a dire a Marty che il suo film poi non si farà mai. E non riesce – ma in questo è in buona compagnia, non ce la fa nessuno del suo staff – a dire a Ron Howard che l’ultima parte del suo nuovo film, gli ultimi 45 minuti, fa schifo e va tagliata. La nevrosi di Matt, lo iato tra quello che vorrebbe fare e non fa, tra quello che vorrebbe dire e non riesce a dire, è la chiave di tutto. È la porta d’accesso a una serie di situazioni esilaranti. Ma è anche il sintomo di altro.

Capita a tutti, e non solo nel mondo del cinema, che si sia troppo educati per dire le cose come stanno, e quindi per stare in certi gruppi, in certi mondi, per occupare certe posizioni. Il mondo del cinema sembra essere spietato – governano i soldi, questo lo sappiamo – e The Studio vuole dirci che forse non è per tutti starci dentro.

The Studio, lo avrete capito, è un gioco cinefilo ad alti livelli. Si parla di Rosemary’s Baby ed Io e Annie e dei problemi con la legge dei due registi, si parla di Barbie e di come una bambola senza genitali è diventata un film di successo, allo stesso tempo blockbuster e film d’autore. Ma si può riproporre lo stesso schema con le bevande in polvere Kool Aid e con il loro personaggio simbolo, il Kool Aid Man? Ma il massimo è in questo senso è l’episodio 3, proprio quello legato a Ron Howard. Tutto nasce da quel leggendario plot twist su A Beautiful Mind e Paul Bettany. Un equivoco capitato al nostro Matt da giovane apre uno spassoso ricamo su tutti i colpi di scena della storia del cinema, da I soliti sospetti a Il sesto senso fino a Fight Club. Ma non perde l’occasione di dare anche una stilettata a quei film d’autore che finiscono sempre per essere troppo lunghi.

Non puoi sempre avere quello che vuoi, You Can’t Always Get What You Want, cantano i Rolling Stones. È così nella vita, ed è così anche nel mondo del cinema, fidatevi. The Studio racconta tutto questo in un gioco di scatole cinesi, un racconto con dentro un’infinità di altre storie, scritte con sagacia ed eleganza. Se può avere un piccolo difetto, se così vogliamo chiamarlo, è che è proprio una serie per cinefili: un pubblico più ampio potrebbe non cogliere gli infiniti riferimenti al mondo del cinema. È una serie che si permette di avere decine e decine di guest star. Ce ne sono quasi sessanta. Ma vi nominiamo solo Martin Scorsese, Ron Howard, Charlize Theron, Ice Cube, Olivia Wilde, Rebecca Hall, Steve Buscemi, Zac Efron, Zoe Kravitz, Sarah Polley e Ted Sarandos. È la potenza di Apple Tv+, il servizio di streaming che fa capo ad Apple. E che oggi sembra potersi permettere tutto: è in perdita, ma il core business di Apple, azienda leader di altri mercati, fa sì che non possa andare avanti. Non sono certo i Continental Studios dove lavora Matt…

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

 

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