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Luluredgrove, Giuliana Civello: “Mi ispiro agli Anni Trenta ed ai tessuti maschili, le clienti sono le mie muse”

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Ispirazioni del passato, che riecheggiano ad un’elegante serata in un giardino all’italiana, ma interpretati con stile in chiave contemporanea, sintesi perfetta tra artigianalità e lusso senza tempo. Luluredrove, il brand della talentuosa stilista Giuliana Civello, porta in scena la nuova collezione Spring/Summer 2025 presso Le Formiche Corner, nuova location capitolina di Massimo Sposito. Il fascino degli Anni Trenta traspira nei capi di alta sartorialità, delicati e femminili grazie alle sete di pregio, con décor floreali e motivi paisley. Una palette cromatica pastello vira dal rosa cipria, alla lavanda, al verde salvia, fino all’azzurro cielo. Sul Daily Mood la stilista Giuliana Civello racconta in un’intervista esclusiva le nuove proposte.

 Da cosa si è lasciata suggestionare nell’ideazione delle creazioni estive?
Ho immaginato una festa ambientata in una notte di mezza estate in un giardino all’italiana, con un sottofondo di musica jazz Anni Trenta, ho strizzato l’occhio alla New Orleans di quel periodo.

 I tessuti cardine della collezione?
Accanto ai capi femminili, ci sono i tessuti seersucker che indossavano i signori negli Anni Trenta per andare in giro, al polo, alle feste con i cappelli in paglia. Adoroi i tessuti da uomo, trovo che abbiano una qualità maggiore rispetto a quelli femminili. Gli uomini sono molto attenti a ciò che indossano, hanno una maggiore conoscenza sartoriale rispetto all’universo femminile. A volte la donna è presa dal fast fashion, non è attentat al fit, l’uomo è più concentrato sulla cura dell’abito ed è generalmente un grande conoscitore dei tessuti. Attingo molto dal mondo maschile, lavoro con i tessuti lavorati dai sarti, gli stampati custom.

Di che tipologia di tessuti si avvale?
Prettamente utilizzo quelli naturali, la seta, ma anche cotone, I misti lino ed il cashmere, li prendo da un tessitore da uomo in Inghilterra.

Qual è l’impegno nei confronti della sostenibilità del suo brand?
Mi avvalgo di uno stampatore di tessuti a Como che è in possesso di tutte le certificazioni di qualità. Per la realizzazione dei capi in patchwork utilizzo i rimasugli di tessuto degli abiti delle clienti o il tessuto rimasto dalla stagione precedente che viene ricomposto e dà vita ad un nuovo capo.  Ho ideato delle camicie che si indossano da tutte e due le parti, sia dietro che davanti. Nel caso ci si macchiasse mangiando, la camicia si può girare e non si hanno problemi, è come avere due capi in uno, ciò rende meno impattante la realizzazione dello stesso verso l’ambiente. Prediligere un capo che dura una vita è una scelta consapevole che salvaguarda il Pianeta. Inoltre facciamo assistenza costante ai tessuti, lasciamo due centimetri in più dello stesso all’interno del capo così, in caso di neccessità, (come ad esempio di aumento del peso), l’abito si può rimodellare senza alcun problema. Quando compri un tessuto costoso vuoi che duri nel tempo.

 Come evolve la palette cromatica?
Desideravo un’esplosione di colori, soprattutto oggigiorno vediamo sempre tanto nero in passerella, il mio intento era qualcosa di gioioso. Sono un’amante del blu. Le stampe che ho realizzato si possono ingrandire o comprimere. Il capo si può modellare su misura, è un tailor made.

 Come nasce la sua storia da creativa?
Avevo uno show room a New York, l’ho venduto anni fa e tornando in Italia ho trovato delle sartorie, vicino a Roma, in modo tale da ridurre la filiera. L’incontro con Daniela Palese Acampora, la mia brand ambassador, è stato decisivo, lei è stata la mia forza, mi ha dato la giusta spinta a presentare le mie collezioni, pensare che non volevo mostrarle al pubblico! Ancora oggi vendo tramite il passaparola, il mio è un brand di nicchia, seguo personalmente tutto l’iter creativo e produttivo; dal fitting, alla sartoria, alla scelta delle stampe e dei tessuti. Le nostre clienti storiche ad ogni stagione sono ansiose di possedere nuovi pezzi nel loro guardaroba.

Come nasce il nome Luluredgrove?
L’etichetta era il nome della divisa di scuola di mia figlia, Lucrezia Redgrove, abbreviata in Luluredgrove. Non a caso Lulu esce sempre in passerella con me. Da due stagioni ho ripreso ad andare in America, a Miami per la vendita. Quattro volte l’anno porto la mia collezione negli Stati Uniti.

Ha una musa di riferimento?
Tutte le mie clienti mi danno degli input, quando creo penso ad ognuna di loro, alle loro esigenze e fisicità. Adoro poter creare abiti per donne dalla differente fisicità, valorizzare il fondoschiena, il seno. Gli abiti su misura esaltano i punti di forza.
Ad impreziosire i raffinati look firmati Luluredgrove ci sono gli eleganti ed originali accessori LMP di Petrana Colesanti.

Petrana, quali sono le tendenze per la prossima primavera/estate?
Mi ispiro a Giuliana Civello quando creo. Nasco come sua cliente, adoro lavorare la pelle, sono un’amazzone, traggo spunto dai colori degli abiti di Giuliana per creare una collezione di accessori ad hoc. La pelle è un materiale aggressivo, la seta dei capi è elegante, I ricami sulla pelle si fanno per rendere più raffinata la collezione. Ho realizzato delle borse in rafia per l’estate in più nuance. Ci sono le Mini Bag e la Summer Bag adatte alle serate a Saint Tropez, Porto Cervo, Portofino. Anch’io mi chiedo sempre cosa potrebbe servire, come lo vorrei. Io e Giuliana collaboriamo insieme da dieci anni, siamo alla quarta stagione di accessori abbinati agli abiti. La nostra è una creatività totalmente al femminile, anche le nostre ricamatrici sono donne. LPM, la sigla del mio brand, deriva dal motto latino “labor meus placet”, mi piace il mio lavoro. Se non avessi incontrato Giuliana non avrei avuto la spinta a realizzare il mio sogno di diventare una designer di accessori, lei è stata la chiave per coltivare I miei desideri.

In passerella per Luluredrove anche la splendida Beatrice Mazzoni, Miss Roma 2025 e finalista dell’ultima edizione di Miss Italia. La sfilata ha avuto anche un’importante finalità benefica grazie alla collaborazione con Dazeroadieci, Ente del Terzo Settore impegnato nella diffusione della conoscenza sui tumori neuroendocrini, una malattia ancora difficilmente diagnosticabile. Lavorando al fianco della Fondazione IEO-MONZINO ETS, Dazeroadieci sostiene la Divisione di Oncologia Medica Gastrointestinale e Tumori Neuroendocrini, guidata dal Dottor Nicola Fazio, promuovendo borse di studio e progetti di ricerca attraverso attività di raccolta fondi. Per l’occasione, la zebra simbolo dei tumori neuroendocrini, diventa protagonista di un twilly in edizione limitata, realizzato da Luluredgrove in esclusiva per sostenere la ricerca. Un accessorio di classe che porta con sé un messaggio di consapevolezza e speranza.

di Elena Parmegiani per DailyMood.it

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