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M – Il figlio del secolo: Da Mussolini a Trump nella serie dell’anno. Su Sky e NOW

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“Make Italy Great Again”. A un certo punto della serie M – Il Figlio del Secolo, su Sky e NOW dal 10 gennaio, Benito Mussolini ci guarda e pronuncia quella frase. E allora capiamo che non si tratta solo di un racconto di qualcosa che è avvenuto cento anni fa. La serie, tratta dal romanzo di Antonio Scurati, evoca anche molti leader venuti dopo Mussolini. Anche quelli di oggi. E sentire queste parole pochi giorni dopo la conferenza stampa in vista dell’insediamento di Donald Trump fa venire i brividi. Il romanzo storico di Antonio Scurati e questa serie colgono la natura di quello che era il populismo, qual era la sua radice, chi fosse l’uomo che lo aveva inventato. M – Il Figlio del Secolo, diretta da Joe Wright, presentata alla Mostra del Cinema di Venezia e ora finalmente su Sky, è una serie eccezionale, una delle migliori che vedrete quest’anno, e una delle migliori da quando è nata la serialità italiana.

M – Il figlio del secolo inizia a Milano negli anni immediatamente seguenti alla Prima Guerra Mondiale. Benito Mussolini, ex socialista, ex direttore de L’Avanti, ci presenta quello che sarà il suo seguito, il suo partito, il suo esercito, il suo elettorato. È un popolo smarrito, bisognoso di idee semplici: sono i reduci della Grande Guerra. “È con gli ultimi che si fa la storia. Con la loro rabbia”. Dalla nascita dei Fasci di combattimento – prima un anti-partito, poi partito vero e proprio, prima fuori e poi dentro il parlamento, tutto e il contrario di tutto – partirà un’ondata lunga che arriverà alla marcia su Roma, al primo governo Mussolini e al delitto Matteotti. È solo l’inizio della storia, è solo il primo libro di Scurati. L’auspicio è che questo grande racconto continui con nuove stagioni.

La serie brilla e spicca su ogni altro prodotto audiovisivo per quel tono miracolosamente trovato tra il tragico e il comico, per un linguaggio contemporaneo che racconta oggi una storia di cent’anni fa ma a suo modo la fa arrivare fino a noi. Guardando la serie non si ha mai l’idea che sia qualcosa di completamente passato, di lontano, che sia qualcosa che non ci riguardi. La sua grandezza è anche questa.

E la grandezza della serie è anche nel suo protagonista, Luca Marinelli: un Mussolini caricaturale e grottesco, che non è mai una macchietta. Non è mai ridicolo, ma inquietante e minaccioso. È un Mussolini che vuole essere suadente, complice e simpatico. È probabilmente questo il modo in cui ha convinto tante persone ed è questo il modo in cui, come lui, hanno fatto tanti venuti dopo.

Il Mussolini di Marinelli sfonda la quarta parete e si rivolge al pubblico, come il Frank Underwood di Kevin Spacey in House Of Cards. Lo arringa, lo seduce, lo chiama a sé. Fa vedere a noi, pubblico di oggi, la grande opera di persuasione fatta un secolo fa a un’intera nazione. In questo modo si dà al pubblico la sensazione di essere presenti, di assistere direttamente a quel momento storico e quindi di riportare certe sensazioni tra noi, nel mondo di oggi. Il libro di Scurati si apre e si chiude con la voce di Mussolini, e si è partiti da lì per creare questo dialogo con lo spettatore, che ci toglie immediatamente dalle atmosfere del period drama classico. Era il modo più naturale per riprendere in modo cinematografico la struttura del romanzo, costruito con un collage di lettere, telegrammi, articoli di giornale e lettere di finzione.

Joe Wright, il regista di Espiazione e L’ora più buia, per ricostruire la storia di Mussolini si immerge nello stile dell’immagine degli anni Venti. Le scene si aprono e chiudono con l’iride come i film del tempo. La sua messa in scena è carica, teatrale, espressionista. Eppure dà sempre un senso reale, concreto. Il senso della Storia. È un’opera a colori, ma quei colori sono desaturati, o seppiati, in modo da creare una continuità con il bianco e nero d’epoca delle immagini di repertorio. La sua regia ha il giusto distacco, un certo senso del ridicolo. È come certi film di mafia recenti, in cui si mette alla berlina il potente. Mussolini viene preso in giro come l’Hitler de Il grande dittatore, anche se con toni e modi diversi. Anche la famosa marcia su Roma viene raccontata come un’enorme farsa. Eppure il senso del pericolo, della violenza, della minaccia è sempre vivo.

M – Il figlio del secolo vive sulla musica elettronica di Tom Rowlands dei Chemical Brothers: big beat, jungle, drum’n’bass. È il ponte tra quel passato e il presente. È dire che quello che accadde allora potrebbe accadere oggi, che quel mondo non è finito. È l’onda che può arrivare fino a noi. La deriva che può prendere in ogni momento ogni Paese. La musica techno è anche quel senso di movimento, di rumore e meccanica, che era il Futurismo. E così la musica di Tom Rowlands si mescola alla perfezione con il repertorio, con l’accelerazione di quei treni in movimento, le rotative della stampa, le immagini di guerra.

È la storia di un ventennio avvenuta un secolo fa, ma è raccontata oggi. E sono da legare all’oggi tutta una serie di battute ironiche. “Quando ero socialista io si arrivava in orario”. “I romani non salutavano così”. O un esilarante riferimento a uno sciopero dei mezzi. Altre frasi, come “È l’impunità che li fa sembrare forti”, invece, suonano terribilmente sinistre alla luce di alcuni fatti che accadono ancora oggi. È anche per questo che M – Il figlio del secolo è una serie imperdibile.

 

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