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BLAZÉ Milano – Collezione Pre Fall 2025 | Il Salotto

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Nei vasi rotondi in vetro opaco abbondano le calle, comprate dal fioraio di quartiere, sempre lo stesso da diverse generazioni.

La luce morbida del pomeriggio autunnale che volge al tramonto illumina la camera, passando attraverso il bovindo, esposto in direzione del giardino del palazzo ottocentesco. Il lettore di vinili nell’angolo riproduce qualche composizione jazz d’annata, fin quando nella stanza non entra lei, spalancando le porte, e dirigendosi subito verso l’apparecchio. Alza la puntina e in pochi secondi sceglie quello da riprodurre dalla pila di dischi disordinatamente sparsa sul tappeto. Una musica diversa, dalle vibrazioni più yé-yé, una voce femminile canta in francese di amori che scoppieranno il prossimo weekend. Inizia qui, la Pre Fall 2025 di Blazé Milano: nel rifugio riservato di un interno milanese, dal quale la sua abitante non è mai certa di voler davvero uscire, anche se avrebbe il guardaroba giusto per farlo.

Un universo, il suo, che per questa Pre Fall si tinge di nuance morbide come cioccolato, burro, terracotta, merlot, nude, moscato, con una punta di ginger, un arancio molto luminoso che viene tradotto sugli Husul shorts in tessuto Novalis, sui blazer monopetto o sui Gliss Bolero con profili a contrasto.

Sul divano bombato color crema, giacciono i vestiti da giorno appena smessi: il blazer Akira, nuovo monopetto con revers stretto, dal gusto maschile, e poi la giacca Ares con motivo a spina di pesce in un misto lino, lana e seta, che si asciuga sul punto vita trasformandosi in una giacca da sera. Già ripiegati e pronti per la cabina armadio, i pantaloni Fox doppia pence e i Nana dal taglio dritto si dividono lo spazio con la Paint Jacket in bouclé di lana con cintura in vita e con dettaglio delle tasche applicate su cui trovano posto le classiche Smiley pocket, simbolo indiscusso del brand.

Per questa stagione, la donna Blazé Milano eredita le vibrazioni di Romy Schneider in “Boccaccio ’70”, film ad episodi del 1962. In particolare, in quello diretto da Luchino Visconti, “Il lavoro”, l’attrice interpreta un’aristocratica milanese che, tra la noia e la malizia, rimugina sull’uscire o meno per recarsi alla Scala per salutare degli amici o piuttosto nell’atelier del designer del momento. Prova abiti e combinazioni con entusiasmo per poi rientrare nelle sue sottovesti in seta, girando per le sue stanze immaginando le mille vite che potrebbe vivere. E da quell’attitude la collezione prende a piene mani, pensando a gonne a matita e blazer in moiré, texture dal motivo ondulato che ricrea gli effetti delle carte da parati di solito utilizzate negli interni dei palazzi liberty, così come al Manipur dress in color rosa cipria o al completo pigiama in seta con stampa a pois irregolare degli archivi Mantero, da indossare sotto un cappotto maschile.

La sera è in effetti il suo regno, mentre sorseggia un French 75 prima di uscire e indossa un vestito con paillettes ricamate a mano dall’effetto couture. La stessa lavorazione ritorna nelle camicie e nelle gonne Konik con profondo spacco centrale e nei vestiti con scollo all’americana, mentre le longuette si realizzano su telai di tulle che, in una rivisitazione femminile del gessato, mettono in fila piume e paillettes lavorate a mano, aggiungendovi una fodera georgette che regala un effetto di trasparenza. Lavorando sulle contrapposizioni e gli opposti, i capispalla sono invece rigorosi, quasi come delle giacche tirolesi, come nel caso della Curly Jacket in lana cotta, o delle giacche da caccia, come la Clelia Jacket. A ricordare le vestaglie trapuntate da casa c’è il velluto a coste tradotto sul matelassé del Queenie Bolero, doppiopetto a dieci bottoni sul davanti. Il montone color cioccolato con profili in nappa lucidi è reversibile, con l’interno declinato in camoscio.

Si accorge con stupore che appeso alla porta della sua stanza, appena ritirato dalla lavanderia, è appeso l’Everynight Blazer in un motivo animalier color cioccolato, e sorride: forse, per stasera, è giunto il momento di uscire.

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