Missoni torna all’essenza, laddove materia e colore si fondono. Le forme sono pure, archetipiche, quotidiane, reiterate per costruire un vocabolario di oggetti e atteggiamenti, aperte a diverse interpretazioni. Gli abiti sono le parole, ma i discorsi e i racconti sono di chi li indossa. La materialità del vestire come antidoto all’immaterialità dello storytelling.
L’accento è sul capospalla e sul tailoring: cappotti avvolgenti, trench, suit fluidi, blazer senza bottoni, pantaloni sciolti. L’ABC del vestire in maglia: la polo, il dolcevita, la t-shirt, la canotta, l’abito. Il cardigan di lui indossato da lei, di sera. Estremi che si toccano: abiti lunghi e aderenti, o liquidi come caftani, minigonne grafiche, camicie vaporose, top attillati. Una visione trasversale, perché l’età è solo condizione della mente, e il vestire accompagna questo fluido sentire.
Un sistema essenziale ed estensibile di capi. Sensualità del corpo che si sente, rivelato o appena percepito.
Palette organica di bianchi, neri, blu, bronzo, con tocchi di giallo sole e azzurro acqua, lavorati in amalgami nei quali è mosso anche l’unito. Bagliori metallici e tocchi di luce danno un timbro altrettanto Missoni al colore.