“L’arma più potente dell’umanità è la menzogna”. Mentire, capire chi mente, entrare nella testa delle persone e governarla, predire il futuro. C’è tutto questo al centro di Dune: Prophecy, la nuova serie HBO Original e Sky Exclusive ambientata 10.000 anni prima dell’ascesa di Paul Atreides raccontata nei blockbuster di Denis Villeneuve. La serie, che espande l’universo di Dune creato da Frank Herbert, arriva da da lunedì 18 novembre in esclusiva su Sky e in streaming su NOW. Dune: Prophecy segue la storia di due sorelle Harkonnen mentre combattono le forze che minacciano il futuro dell’umanità e fondano la mitica setta che diventerà nota come Bene Gesserit. La storia è ispirata al romanzo Sisterhood of Dune, scritto da Brian Herbert e Kevin J. Anderson.
Dune: Prophecy è una serie che vive nel mondo di Dune: come detto siamo 10.000 anni prima della storia che abbiamo visto nel film di David Lynch del 1984 e dei due recenti film di Denis Villeneuve. È però un tipo di racconto molto diverso da quelli che abbiamo visto al cinema. C’è meno azione, meno epica, meno battaglie. E ci sono più complotti, più intrighi di palazzo. E anche più sesso esplicito. Pur restando coerente al mondo di Dune, la nuova serie sempre avvicinarsi al modello de Il Trono di Space, altro grande successo HBO diventato evidentemente un caso su cui modellare altre produzioni.
Nel cast della serie spicca la matura Emily Watson, l’attrice che tanti anni fa ci aveva fatto innamorare con Le onde del destino e con The Boxer, e che oggi ha un ruolo austero e regale, quello della madre superiora della Sorellanza, la setta che darà vita alla Bene Gesserit, le cui esponenti hanno un ruolo chiave nella saga di Dune. Gli occhi blu ghiaccio di Emily Watson sono il faro che guida il personaggio, le sue azioni e il movimento della storia.
A proposito di colori, dimenticate i toni dorati e i rossi della saga cinematografica di Dune. Quello di Dune: Prophecy è un mondo austero, quasi monocromo, che vive di varie sfumature di grigio che sfumano dal bianco al nero. Le figure, scure e austere, di quelle che diventeranno le Bene Gesserit, sono iconiche e immediatamente riconoscibili, e dettano la linea, anche estetica, del racconto. Che vive in un futuro che sa di passato, tecnologico eppure a suo modo ancestrale. A proposito: quello di Dune: Prophecy è un mondo che nasce dopo che gli umani hanno bandito le macchine pensanti, cioè le intelligenze artificiali, dopo averle sconfitte. Anche questo è un motivo di riflessione.
Così come fa riflettere una tendenza in atto nel mercato dell’intrattenimento, quella che punta alla creazione di universi espansi che vivono su media differenti, e con stili differenti. Prima di tutti lo aveva fatto il mondo di Star Wars, prima ancora di finire sotto l’egida Disney, con le serie animate che completavano il mondo dei film, che allora era fermo alle prime due trilogie. Lo ha fatto la Marvel, che con le serie su Disney+ ha arricchito e completato la narrazione del Marvel Cinematic Universe. Lo sta facendo in modo interessante la Warner / HBO: prima con The Penguin, serie tv che vive nel mondo del nuovo Batman di Matt Reeves. Ora con questo Dune: Prophecy che espande l’universo di Dune. La cosa interessante è che la serie non necessariamente ha lo stile del film: The Penguin, più che un cinecomic, è un gangster movie declinato in serie. E Dune: Prophecy, come detto, non è il classico film di fantascienza ma più una sorta di fantasy alla Game Of Thrones. Si tratta di serie da vedere non solo per il piacere di farlo, ma anche per capire dove sta andando la serialità in questa era.