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David di Donatello: il trionfo dei Manetti Bros. e la lezione di Steven Spielberg

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Vincono i Manetti bros. Il miglior film italiano del 2017 è il loro folle musical in salsa partenopea Ammore e malavita, che si aggiudica in totale ben cinque statuette. Non di certo una sorpresa, dati gli apprezzamenti ricevuti dalla pellicola sin dalla sua première veneziana di settembre e le 15 nomination ottenute. Un successo meritato per un’opera diversa, innovativa, originale e scoppiettante, che vede Napoli, con la sua musica e la sua cultura, assoluta protagonista. Come lo è stata di tutta la sessantaduesima cerimonia di premiazione dei David di Donatello. La città campana ha infatti trionfato ai premi dell’Accademia del cinema italiano. Oltre ai riconoscimenti per il film dei Manetti, ci sono stati anche i due ottenuti dai napoletani della Mad Entertainment della pellicola d’animazione Gatta Cenerentola (miglior produzione e migliori effetti digitali), i due andati a Napoli velata di Ferzan Ozpetek, premiato per la miglior scenografia e la miglior fotografia, e il David come miglior attore protagonista a Renato Carpentieri (La tenerezza), avellinese ma napoletano d’adozione.

In una cerimonia, condotta da Carlo Conti, che ha perso la verve e il ritmo delle edizioni Sky e che ha ripreso la tonalità più istituzionale-nazional popolare (noiosa per alcuni) della RAI, non sono mancate le emozioni. L’apertura è stata nel nome delle donne, con Paola Cortellesi, Isabella Ragonese, Giovanna Mezzogiorno, Claudia Gerini e Jasmine Trinca sul palco tutte insieme a manifestare il “dissenso comune” contro la violenza e gli abusi, nell’anno in cui da Hollywood sono partite le denunce delle molestie per poi irradiare l’intero mondo internazionale dello spettacolo (e non solo). Le vere donne protagoniste della serata sono state però due grandi dive come Stefania Sandrelli e Diane Keaton. Entrambe accolte con una standing ovation e premiate con un David speciale, la prima non ha nascosto l’emozione per il riconoscimento e ha ricordato i suoi inizi nel cinema; la seconda, brillante come sempre, ha citato Woody Allen e Io e Annie, come film fondamentale per la sua carriera, ed infine ha intonato Three coins in the fountain, dedicandola ovviamente a Roma e all’Italia.

Pier Detassis, neopresidente dei David di Donatello, ha tenuto a sottolineare la diversità del cinema italiano, che possiede tante anime, tutte rappresentate nelle candidature e nei premi, spartiti equamente dai diversi film. Il giovane talentuoso Jonas Carpignano, vincitore del David per la miglior regia per il suo duro e “realistico” A ciambra, l’ironia e la “follia cinefila” dei Manetti (tra i cinque premi ricordiamo anche quello come miglior attrice non protagonista a Claudia Gerini), il coraggio creativo di Susanna Nicchiarelli e del suo biopic Nico, 1988 (quattro statuette, tra cui miglior sceneggiatura originale), il cinema d’animazione di Alessandro Rak e della Mad Entertainment, la favola nera di Sicilian Ghost Story di Piazza e Grassadonia (miglior sceneggiatura non originale) che, nella giornata dedicata alle vittime della mafia, hanno ricordato il piccolo Giuseppe Di Matteo, rapito e ucciso dalla mafia.

Non sono mancati i momenti musicali, che hanno visto protagoniste tre artiste che con i loro brani hanno segnato gli ultimi venti anni di cinema italiano: Giorgia con Gocce di memoria (La finestra di fronte), Malika Ayane (La prima cosa bella, dell’omonimo film di Virzì) e Carmen Consoli nell’indimenticabile L’ultimo bacio, colonna sonora del film di Muccino del 2000.

Emozione, tanta, nelle lacrime di Jasmine Trinca (miglior attrice per Fortunata) e Renato Carpentieri, e nell’ironia di Giuliano Montaldo, premiato come miglior attore non protagonista per Tutto quello che vuoi. “Ho iniziato 68 anni fa come attore in Achtung, banditi! di Carlo Lizzani– ha dichiarato il decano del cinema italiano – se mi avessero dato prima questo premio non avrei fatto il mestiere faticosissimo del regista e avrei intrapreso la carriera noiosissima dell’attore”.

A segnare però la cerimonia è stato senza dubbio lui: Steven Spielberg. Il filmmaker americano, in Italia per presentare la sua ultima fatica, Ready Player One, ha ricevuto il David di Donatello alla carriera. Nel suo lunghissimo discorso, quasi una masterclass, intervallata dalla consegna del premio per la miglior opera prima a La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi, ha parlato del cinema italiano, quello del passato e quello contemporaneo (citando Paolo Sorrentino, Alice Rohrwacher, Valeria Golino), dei suoi inizi e dei suoi sogni, e poi ha ricordato il suo incontro con Federico Fellini, che lo portò in giro per Roma all’epoca della presentazione in Italia del suo primo film, Duel.Nel mio ufficio – ha concluso il regista – da 45 anni, ho la foto scattata con lui quel giorno”.

di Antonio Valerio Spera per DailyMood.it

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