La dicotomia che per tanti anni ha caratterizzato arte e moda è da considerarsi ormai superata. A dimostrazione di quanto detto, nel “Museo del tessuto di Prato” si tiene una mostra dal nome: “Tra arte e moda. Nostalgia del futuro nei tessuti d’artista del dopoguerra”, con data d’inizio prevista per il 21 maggio e prosegue fino al 19 febbraio 2017. Essa fa riferimento al progetto denominato “tra arte e moda” ideato e promosso dal Museo Salvatore Ferragamo di Firenze in collaborazione con la Fondazione Salvatore Ferragamo. Il progetto espositivo è proposto su più sedi da un’idea di Stefania Ricci, che coinvolge sedi dislocate in: Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze; Galleria degli Uffizi; Galleria d’arte moderna e Galleria del Costume di Palazzo Pitti Firenze; Museo del Tessuto di Prato e Museo Marino Marini Firenze.
Il contesto da cui è partita l’idea di effettuare una mostra tra arte e moda è quello novecentesco, che vede protagonista l’Italia del Dopoguerra: parliamo degli anni ’50, dove la nazione investe le proprie risorse nel rilancio di un’industria che valuta la qualità non solo attraverso i canoni classici economici ma anche in base alla componente creativa posta al fine di migliorare il livello di vita spirituale e pratico del cittadino all’interno della società. Periodo di grandi cambiamenti, quello del Novecento, che mettono a confronto arte e moda con numerose innovazioni: da qui nasce una collaborazione e contaminazione tra le due.
Rosa Genoni, Manto da corte “Pisanello”, 1906, velluto di seta con ricamo ad applicazione di merletto, filati metallici, canutiglia, cannucce e perle. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria del Costume di Palazzo Pitti. Il manto, ispirato a un acquerello di Pisanello (Un homme et une femme en habits de cour, 1450 circa, Chantilly, Musée Condé) fu presentato all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 insieme all’abito della Primavera.
La moda può essere arte? Domanda lecita considerando che essa è normalmente volta alla funzionalità e tende a riferirsi concretamente alla vita reale, sembra essere lontana dall’Art por l’art, concetto non sempre rappresentativo nemmeno per l’arte stessa. La prima a promuovere negli anni ’50 il concetto di moda come arte è stata l’istituzione Triennale di Milano che, con varie edizioni, ha reso possibile la sperimentazione da parte degli artisti all’interno di questo campo.
È ancora possibile parlare di arte e moda come organi opposti? Il progetto è volto ad analizzare le contaminazioni, sovrapposizioni e collaborazioni instaurate tra le due. Da esperienze preraffaelliti a quelle del Futurismo, Surrealismo, fino ad arrivare al Radical Fashion, si vuole concentrare l’attenzione anche sull’importante figura di Salvatore Ferragamo, che affascinato e ispirato dalle Avanguardie artistiche, cerca di porre in dialogo arte e moda. A lui e alle sue calzature viene dedicata la prima sezione della mostra, che vennero giudicate già dagli anni ’30 “manufatti di valore artistico”, facendo riferimento all’arte come punto di incontro tra tecnica e creatività concettuale. Le videoinstallazioni chiariscono come le calzature si confrontino con la loro fonte d’ispirazione, il mondo classico, l’oriente, le Avanguardie e via dicendo. Nella sala sono esposti anche i bozzetti pubblicitari originali.
SEZIONE 3
Dante Gabriel Rossetti, John Robert
Parsons (fotografo), Jane Morris, 7
giugno 1865. Londra, National
Portrait Gallery.
Dante Gabriel Rossetti, John Robert
Parsons (fotografo), Jane Morris, 7
giugno 1865. Londra, National
Portrait Gallery.
Liberty and Co. Ltd., Artistic and
Historic Costume Studio, Abito, 1895
circa, seta pongé con decorazioni in
merletto meccanico e ricami a punto
smock. Londra, Victoria and Albert
Museum.
Elisabeth Chaplin, Ritratto di
famiglia in giardino, 1906, olio su
tela.
Manifattura inglese, Abito
estetico in tre pezzi, 1879-1880,
seta operata a motivi geometrici,
passamaneria in seta, sopraveste
drappeggiata in stile medievale.
Manchester, Gallery of Costume.
Mariano Fortuny, Tunica
“Delphos”, 1911, seta, bottoncini in
vetro di Murano, cordoncino di seta.
Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria
del Costume di Palazzo Pitti.
Mariano Fortuny, Tunica “Peplos”,
1934, ermesino di seta plissettato
con applicazione di perle in vetro di
Murano. Firenze, Gallerie degli Uffizi,
Galleria del costume di Palazzo Pitti.
Moriz Nahr, Gustav Klimt e
Emilie Flöge nel giardino del suo
studio nell’ottavo distretto di Vienna,
Josefstädter Straße 21, 1905-1906
circa. Imagno/Getty Images
Wiener Werkstätte, Vestaglia a
kimono, 1928 circa, tessuto “Hoby”,
seta stampata con metodo habutae
a motivi di pavoni, disegnato da
Mathilde Flögl. Kyoto, Collezione The
Kyoto Costume Institute.
Fortunato Depero, Gilet Futurista,
1923, panno di lana, ricami ad
intarsio a motivi geometrici. Cavalese
(Trento), Collezione privata.
Fortunato Depero, Basco futurista,
1929, panno di lana, ricamo ad
intarsio a motivi geometrici. Cavalese
(Trento), Collezione privata.
Fortunato Depero, Basco futurista,
1929, panno di lana, ricamo ad
intarsio a motivi geometrici. Cavalese
(Trento), Collezione privata.
Bice Lazzari, Borsa, 1928, panno
Lenci a intarsio. Roma, Archivio Bice
Lazzari. Foto Arrigo Coppitz.
Thayaht (Ernesto Michahelles),
Taglio della bituta, 1920, inchiostro
su carta. Roma, Collezione CLM/
Seeber.
Thayaht ritratto mentre indossa la
tuta di sua invenzione. Prato, Museo
del Tessuto. Foto P. Salvini Firenze
Maison Vionnet, Modello
“L’Orage”, 1922, abito in taffetas,
lavorato a intarsio a motivo di
rettangoli in progressione geometrica.
Parigi, Musée des Arts décoratifs,
collezione dell’Union française des
arts du costume.
Thayaht, “L’Orage”, «Gazette
du Bon Ton” XII, 1923, 2, tav.10,
pochoir. Firenze, Archivio THAYAHT
& RAM.
Sonia Delaunay, Sonia Delaunay:
ses peintures, ses objects, ses tissus
simultanées, ses modes, in Librairie
des Arts décoratifs, poichoir su
carta, Parigi 1925, tav. I. Firenze,
Biblioteca Nazionale Centrale.
Elsa Schiaparelli, Tailleur,
collezione autunno/inverno 1938-
1939, tessuto di lana bouclé, bottoni
di bronzo dorato di François Hugo
da un modello di Alberto Giacometti.
Berlino, Deutsche Kinemathek-Marlene
Dietrich Collection.
Alberto Giacometti per Elsa
Schiaparelli, Bottone con femmina
con le braccia alzate, 1938, bronzo.
Parigi, Musée des Arts décoratifs,
département Mode et Textile.
Elsa Schiaparelli con Salvador
Dalí, Abito da sera, collezione
febbraio 1937, organza di seta
stampata con motivo di aragosta e
prezzemolo. Filadelfia, Philadelphia
Museum of Art, dono di Elsa
Schiaparelli (1969).
Elsa Schiaparelli con Jean
Cocteau, Cappotto da sera,
collezione inverno 1937, maglia di
rayon.
Yves Saint-Laurent, Abito da
cocktail. Omaggio a Piet Mondrian,
collezione autunno/inverno 1965-
1966, jersey di lana lavorato a
intarsio. Parigi, Fondation Pierre
Bergé-Yves Saint Laurent.
Enrico Coveri, Outfit composto
da overall, scarpe e cappellino,
collezione primavera/estate 1985,
tessuto di cotone stampato a motivi
di Keith Haring. Firenze, Collezione
Enrico Coveri
Keith Haring, Fertility, 1983,
serigrafia 74/100. Firenze,
Collezione privata
Mila Schön, Abito, collezione
primavera/estate 1990, caban a
manica lunga in tessuto di lana con
ricamo ad applicazione. Milano,
Collezione Valentina Cortese. Foto
Arrigo Coppitz
Yohji Yamamoto, Giacca
maschile. Omaggio a Joan Miró,
collezione autunno/inverno 1991-
1992. Panno di lana. Il ricamo
con fili di lana e ad applicazione
riproduce L’oro dell’azzurro di Joan
Miró del 1967. Massa Lombarda, Archivi di ricerca Mazzini. Foto Arrigo Coppitz.
Yasumasa Morimura, Portrait
(La Source 1,2,3), 1986-1990, tre
pannelli stampati a colori. Takamatsu,
Takamatsu Art Museum
Yasumasa Morimura, Portrait
(La Source 1,2,3), 1986-1990, tre
pannelli stampati a colori. Takamatsu,
Takamatsu Art Museum
Yasumasa Morimura, Portrait
(La Source 1,2,3), 1986-1990, tre
pannelli stampati a colori. Takamatsu,
Takamatsu Art Museum
Issey Miyake, Pleats Please, Issey
Miyake Guest Artist, Series No.1:
Yasumasa Morimura on Pleats Please,
collezione autunno-inverno 1996-
1997, abito in poliestere plissettato e
stampato. New York, The Museum at
Fashion Institute of Technology, dono
di Issey Miyake, Guest Artist Series
#1.
La moda s’ispirò all’arte già nei primissimi anni del Novecento. In primo luogo furono gli artisti a dedicare molto spazio agli abiti e ai loro dettagli all’interno dei quadri, tramandando così gli usi e costumi delle varie epoche; successivamente a partire dall’Ottocento la moda dilagò nelle città grazie al contributo svolto dalle imprese tessili che si lanciarono nella grande distribuzione. Questo mise in atto una rivoluzione mai vista prima d’ora e permise il dialogo tra moda e arte.
Molti artisti hanno iniziato a lavorare per il mondo della moda. Uno dei più celebri e ricordati è Andy Warhol, che nacque come artista dal mondo della moda degli anni ’50, poiché fu uno dei celebri disegnatori di “Glamour”, “Vogue” e “Harper’s Bazaar”. Celebre il vestito di carta dal nome “The Souper Dress”, presentato in mostra come un concentrato tra moda, arte e logica industriale. Originalità del vestito, oltre al materiale di cui è composto ovvero cellulosa, è il motivo stampato su di esso: la celebre Campbell Soup, immagine ripetuta in sequenza stampata in serigrafia dalla lattina della zuppa.
SEZIONE 4
Christopher Makos, Altered
Image, 1981, stampe digitali.
Collezione privata.
Christopher Makos, Altered
Image, 1981, stampe digitali.
Collezione privata.
Christopher Makos, Altered
Image, 1981, stampe digitali.
Collezione privata.
Christopher Makos, Altered
Image, 1981, stampe digitali.
Collezione privata.
Christopher Makos, Altered
Image, 1981, stampe digitali.
Collezione privata.
Christopher Makos, Altered
Image, 1981, stampe digitali.
Collezione privata.
Christopher Makos, Altered
Image, 1981, stampe digitali.
Collezione privata.
Christopher Makos, Altered
Image, 1981, stampe digitali.
Collezione privata.
Campbell Soup Company, The
Souper Dress, 1968, tessuto non
tessuto in carta, cellulosa e cotone
stampato con l’immagine della lattina
di Campbell Soup. Kyoto, Collezione
The Kyoto Costume Institute.
Salvatore Ferragamo, “Salvatore”,
1959, vitello con macchie di pittura.
Firenze, Museo Salvatore Ferragamo.
Le scarpe appartenevano ad Andy
Warhol, che era molto attento alla
propria eleganza.
Una sezione è dedicata a Germana Marucelli: porta all’interno della mostra un luogo di incontro tra operatori della moda, artisti e intellettuali uniti nella ricerca di nuove forme espressive in grado di interpretare il proprio tempo. La sezione comprende le opere di Pietro Zuffi, getulio Alviani, Paolo Scheggi, esposte alle pareti e, in più, gli abiti che furono sodalizio tra questi artisti.
Si passa dall’atelier al mood board, dove l’immaginario dei fashion designer è improntato sullo storytelling per immagini dal flusso di informazioni, basato su due qualità: attirare attenzione e innescare la memoria.
Nella mostra viene reso evidente il modo in cui Yinka Shonibare usa la moda per plasmare il linguaggio critico dell’arte. Con le sue installazioni propone una riflessione sulla multiculturalità, analizzando principalmente la questione coloniale. Le figure che animano le sue opere sono composte da manichini in pose teatrali e drammatiche vestite con abiti di stoffe batik richiamando le fogge tratte da dipinti del XVIII e XIX secolo.
La mostra è impostata interamente sui giochi di ruolo che intercorrono, a partire dal Novecento, tra moda e arte e volti a dimostrare come la distanza sia del tutto svanita col passare del tempo. Durante il periodo novecentesco è emerso il settore del tessuto stampato per arredamento da cui, successivamente, è nato un altro nucleo di tessuti stampati considerati vera e propria “arte da indossare”: foulard di seta stampata su disegno d’autore, idea ben lontana da quella della triennale di Milano ma rivoluzionaria che crea ancor di più legame tra arte e moda. Da citare, come presenti all’interno della mostra, alcuni dei più importanti foulard disegnati da Edmondo Bacci, Franco Gentilini, Roberto Crippa, Giuseppe Capogrossi.
Non finisce qui, presente in esposizione opere del gruppo MAC (Movimento Arte Concreta) che trovano nell’arazzo, considerato il linguaggio maggiormente vicino alla pittura, una materia d’ispirazione su cui lavorare. All’interno della Scuola degli Arazzi di Esino Lario, manifattura lombarda fondata nel 1936, gli artisti lavoravano su disegni preparatori per lo più di stampo astratto, mentre l’organo della manifattura si dedica alla creazione di un nuovo tessuto per rendere maggiormente fedele il risultato ottenuto sull’arazzo rispetto agli originali proposti dagli artisti.
SEZIONE 7
Yinka Shonibare, MBE, Food
Faerie, 2011, manichino in fibra di
vetro, cotone olandese stampato,
pelle , piume d’oca, basamento
in acciaio. Londra, courtesy Yinka
Shonibare e Blain|Southern Gallery
Yinka Shonibare, MBE, Impaled
Aristocrat, 2013, manichino in
fibra di vetro, cotone olandese
stampato, pelle, spada, orologio
da tasca, basamento in acciaio.
Londra, courtesy Yinka Shonibare e
Blain|Southern Gallery
Yinka Shonibare, MBE, Revolution
Ballerina, 2014, manichino in fibra
di vetro, cotone olandese stampato,
pistole, basamento in acciaio.
Berlino, courtesy Yinka Shonibare e
Blain|Southern Gallery.
In mostra si trovano esposti arazzi importanti tra cui quello di: Atanasio Soldati, entrato in contatto con il movimento “abstraction –creation” a Parigi nel 1933 e considerato uno dei primi esponenti italiani ad aderire all’arte astratta; Alfredo Chighine, promotore di un’arte astratta fatta di linee e colori rappresentanti l’essenza vitale della natura.
Oltre ad arazzi e foulard sono presenti materiali di manifattura pratese, proveniente dall’esperienza di Guido Pugi, che presenta tappeti realizzati con disegni e tecniche di tradizione centro asiatica, europea e moderna. Nel 1956 il tappeto denominato “jungla”, realizzato dalla ditta Figli di Guido Pugi seguendo il disegno di Giuseppe Ajmone, ha vinto il prestigioso premio del compasso d’oro, e venne presentato l’anno successivo presso la Fiera mondiale di New York.
SEZIONE 8
Comme des Garçons, Abito,
collezione “Body Meets Dress, Dress
Meets Body”, primavera/estate
1997, poliestere con applicazioni
in tessuto di nylon e imbottiture in
piumino e piume. Como, Collezione
privata. Foto Arrigo Coppitz.
W.&L.T. (Wild & Lethal Trash),
T-shirt, collezione autunno/inverno
1997-1998, cotone e jersey
stampato. Anversa, MoMu – Fashion
Museum of the Province of Antwerp.
Foto Arrigo Coppitz
Hussein Chalayan, Corpetto,
collezione autunno/inverno 1995-
1996, quattro pezzi di legno uniti da
bulloni metallici. Kyoto, Collezione
The Kyoto Costume Institute
Nick Cave, Soundsuit, 2010,
struttura decorata a scacchi sul davanti e paillettes blu sul retro,
perline e paillettes vintage, leggings
in maglia. Verona, Galleria Studio la
Città
Nick Cave, Soundsuit, 2010,
telaio di centrini squadrati sul retro,
centrini disposti a spirale nella
parte anteriore, tessuti di maglia,
paillettes, presine da cucina, centrini
vintage e leggings in maglia. Parma,
Collezione Emanuela Barilla
Nick Cave, Soundsuit, 2010,
telaio di centrini squadrati sul retro,
centrini disposti a spirale nella
parte anteriore, tessuti di maglia,
paillettes, presine da cucina, centrini
vintage e leggings in maglia. Parma,
Collezione Emanuela Barilla
Boudicca, The “Aketon” dress,
collezione autunno/inverno 2001-
2002, tela di cotone con collo alto,
ampie maniche a punta, corsetto e
grembiule in pelle con lacci di nastro
e applicazioni in ottone. New York,
The Museum at Fashion Institute of
Technology
Roberto Capucci, “Ematite”,
1995, gonna in taffetas di seta
plissettata con elementi architettonici
a nido d’ape, corpetto in taffetas di
seta. Roma, Archivio Fondazione
Roberto Capucci.
Gareth Pugh, Abito e cappotto,
collezione primavera/estate 2011,
cappotto in metallo e abito senza
maniche in vinile. New York, The
Museum at Fashion Institute of
Technology
Issey Miyake, Plastic Body, 1980,
corpetto in fibra di plastica rinforzata.
Tokyo, The Miyake Issey Foundation
Esposte inoltre importanti esclusive mondiali come: inedite collezioni per tessuti stampati, manufatti tessili, opere d’arte create da artisti italiani importanti del periodo, prestate per l’occasione al museo. Tra queste si ricordano le opere di: Gio Ponti, Bruno Manari, Gio Pomodoro e tanti altri.
La mostra vanta diversi collaboratori al suo interno, tra cui: curatori, in cui si trovano nomi di Maria Luisa Frisa, Enrica Morini, Stefania Ricci e Alberto Salvadori; per la parte delle installazioni artistiche e videoinstallazioni si trovano rispettivamente: Riccardo Benassi e Karmachina; nel progetto di allestimento si nominano Silvia Cilembrini e Fabio Leoncini.
Photo Credit: Museo del Tessuto di Prato
NOSTALGIA DEL FUTURO NEI TESSUTI D’ARTISTA DEL DOPOGUERRA
PRATO, MUSEO DEL TESSUTO, 21 MAGGIO 2016 – 19 FEBBRAIO 2017
Giuseppe Capogrossi
Superficie 295, 1958
Olio su tela
Collezione privata
Lucio Fontana
Concetto spaziale. Attese, 1968
Idropittura su tela
Collezione privata
Franco Gentilini
Ragazza col limone, 1957
Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino
Venezia, Collezione Cardazzo
Gio Ponti
Progetto grafico per tessuto per la XI Triennale di Milano, 1957
tecnica mista su carta
Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli
Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
Sergio Bersani-Giornalfoto
XI Triennale di Milano. Sezione dei tessuti nella Mostra delle Produzioni d’arte nel padiglione del Parco Sempione, progetto dell’allestimento dell’architetto Edoardo Sernesi, 1957
riproduzione fotografica.
I tessuti che si vedono nell’immagine furono stampati dalla Manifattura Jsa di Busto Arsizio (Varese). Milano, Fondazione La Triennale di Milano
Piero Dorazio
Progetto grafico per tessuto per la X Triennale di Milano, 1954
tempera su carta
Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli
Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
Bruno Munari
Progetto grafico per tessuto, 1950
tempera su cartoncino
Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli
Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
Gianni Dova e Roberto Crippa
L’occhio, anni cinquanta del Novecento
piatto ottagonale in ceramica
Prato, Collezione Paolo e Serena Gori
Franco Gentilini
Paesaggio marino, 1963
olio su tela sabbiata
Roma, Collezione Luciana Giuntoli Gentilini
Gianni Dova
Senza titolo, 1958
tecnica mista su tela
Pistoia, Collezione Gori
Foto Andrea Paoletti
Piero Dorazio
Progetto grafico per tessuto per la X Triennale di Milano, 1954
tempera su carta
Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli
Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
Gianni Dova
Progetto grafico per tessuto per l’XI Triennale di Milano, 1957
china su carta
Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli
Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
Roberto Crippa
Progetto grafico per tessuto per la X Triennale di Milano, 1954 circa
tempera su carta
Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli
Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
Bruno Munari
Progetto grafico per tessuto, 1950 circa
tempera su cartoncino
Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli
Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
Ettore Sottsass jr.
Rubini e Smeraldi. Progetto grafico per tessuto per la X Triennale di Milano, 1954
tempera su carta
Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli
Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
Fausto Melotti
Progetto grafico per tessuto per la X Triennale di Milano, 1954 circa
tempera su carta
Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli
Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
Franco Gentilini
Ragazza di fronte su fondo rosso, 1959
Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino
Venezia, Collezione Cardazzo
Lucio Fontana
Concetto spaziale rosso, 1960
Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino
Venezia, Collezione Cardazzo
Roberto Crippa
Groviglio su fondo bianco, 1952
Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino
Venezia, Collezione Cardazzo
Giuseppe Capogrossi
Superficie, 1958
Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino
Venezia, Collezione Cardazzo
Giuseppe Capogrossi
Superficie tondo azzurro, 1958
Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino
Venezia, Collezione Cardazzo
Edmondo Bacci
Avvenimento fondo giallo, 1961
Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino
Venezia, Collezione Cardazzo
Gianni Dova
Senza titolo, 1954
Progetto grafico per tessuto stampato – Manifattura Jsa
tempera su carta intelata
Busto Arsizio (Varese),
Collezione Branchini-Grampa
Gianni Dova
Senza titolo, 1955
Progetto grafico per tessuto stampato – Manifattura Jsa
tempera su carta
Busto Arsizio (Varese)
Collezione Branchini-Grampa
Lucio Fontana
Galassia, 1955
Velluto verde di cotone stampato a mano prodotto dalla Manifattura Jsa
Busto Arsizio (Varese),
Collezione Branchini-Grampa
Lucio Fontana
Progetto grafico del tessuto per lo schienale della poltrona P40. Concetto spaziale, 1957
pastello a olio con motivi decorativi di colore rosso su carta
Busto Arsizio (Varese),
Collezione Branchini-Grampa
Lucio Fontana
Progetto grafico del tessuto per lo schienale della poltrona P40. Concetto spaziale, 1957
pastello a olio nei toni del verde e del nero su carta
Busto Arsizio (Varese),
Collezione Branchini-Grampa
Piero Dorazio
Roma notturna, 1957
Progetto grafico per tessuto stampato – Manifattura Jsa
tempera su carta
Busto Arsizio (Varese),
Collezione Branchini-Grampa
L’opera vinse il Secondo Premio del Concorso Jsa all’XI Triennale di Milano.
Bruno Munari
Solfeggio con variazioni, 1955
Progetto grafico per tessuto stampato – Manifattura Jsa
tempera su carta
Busto Arsizio (Varese),
Collezione Branchini-Grampa
Antonio Ascari
Sinfonia spaziale, 1957
Progetto grafico per tessuto stampato – Manifattura Jsa
tempera su cartoncino
Busto Arsizio (Varese),
Collezione Branchini-Grampa
Aldo Bergoli, Tramonto, prima metà degli anni cinquanta del Novecento, poltrona foderata in raso di cotone stampato a mano. Busto Arsizio (Varese), Collezione Branchini-Grampa.
Aldo Bergoli, Progetto grafico di tessuto per poltrona, prima metà degli anni cinquanta del Novecento, carta intelata. Busto Arsizio (Varese), Collezione Branchini-Grampa.