Eventi
Il mood del fiabesco attraverso gli occhi del teatro
Published
11 anni agoon
Se il “Cindarella mood” al grande cinema esiste da sempre, anche si è iniziato a chiamarlo così solo da poco, ovvero da quando la “voglia di fiaba” ovvero di sognare e dare spazio alla fantasia “a lieto fine” ha conquistato Hollywood -con i volti di Angelina Jolie in Maleficent e Cenerentola di Branagh lo scorso anno-; nella programmazione dei grandi teatri, in modo particolare in quelli del teatro italiano ci si dovrà forse ancora abituare, ma esiste già e non solo nella danza. Un teatro che ha deciso di testimoniare appieno questo “mood” nel suo cartellone associando appunto un repertorio vasto tra cinema e teatro (e danza) è il Teatro di tradizione “Verdi” di Pisa. E lo fa con una stagione di prosa dai numeri impensabili per un teatro italiano: il tutto esaurito.
Lo spettacolo, con una scenografia coloratissima di grande effetto e dei cambi di ambientazione tra esterno ed interni curatissimi, per la regia di Cristina Pezzoli ha nel cast anche Matilde Facheris, Corinna Lo Castro, Matilde Facheris, Carlina Torta e Noemi Parrone, Titino Carrara e Marco Brinzi; ispirato al film diretto da Nigel Cole del 2003, con il film inglese ne condivide il mood della fiaba: raccontare la storia vera di un gruppo di donne che realizzano sogni facendo qualcosa di inusuale e coraggioso: non dell’acquisto del divano ma di raccogliere ben un milione di sterline e far edificare una nuova ala del locale ospedale. Delle semplici donne di 50, 60 e 70 anni alle prese con gare di torte fatte in casa ed il gioco del volano che, in barba ai rigidi canoni di bellezza, mostrano al pubblico che affolla sala nei due giorni di repliche da tutto esaurito, le “loro grazie” da eterna giovinezza quasi a dire nel bene e nel male: “nessuno è immune, può capitare a tutti”.
Stiamo producendo orrori e miserie, ma anche un tempo fatto di opere meravigliose, quadri, musica, libri e parole. Eredità e testimonianza della civiltà umana sono le frasi di Leonardo: “seguiamo la fantasia esatta”, di Mozart “siamo allievi del mondo”, di Rameau “Trovo sacro il disordine che è in me”, di Beckett “non siamo che figura e sfondo”, di Monet “voglio un colore che tutti li contenga”, di Fabrizio De Andrè “Vado alla ricerca di una goccia di splendore”, fino alle utopiche provocazioni di Pasolini “E’ venuta ormai l’ora di trasformarsi in contestazione vivente”. In questa società moderna, insomma, cosi dissacrante, che ultimamente (e sempre di più ) sta utilizzando per esprimersi stati d’animo ed aspirazioni, angosce, ansie e problemi quello della fiaba per prenderne le distanze, diventa il modo perfetto per esprimersi, non solo al cinema, ma anche in scena. Perchè mai come nel mondo della fiaba con le sue principesse ed i suoi ochi è necessario (e normale) far emergere quelle note che spesso sono silenti dentro ma che così emergono in modo coraggioso, facile e divertente al fine di evitare per dirla come ha detto ne “La rabbia” lo stesso Pasolini parlando della morte di Marylin Monroe: “che la tua bellezza sopravvissuta dal mondo antico, richiesta dal mondo futuro, posseduta dal mondo presente…” divenga un male mortale! Ben vengano quindi teatri lungimiranti con un cartellone cosi ben fatto a testimoniarlo.
di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.