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Anthony Vaccarello, dieci anni d’oro da Saint Laurent

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Ci sono addii che vengono annunciati e altri che sembrano prendere forma molto prima di essere pronunciati. Quello di Anthony Vaccarello da Saint Laurent appartiene alla seconda categoria. Il 29 settembre 2026, sotto il cielo parigino e davanti alla Torre Eiffel, il designer belga ha portato in passerella la collezione Primavera/Estate 2027. Dieci anni e due giorni dopo il suo debutto alla guida della maison, la sua ultima sfilata si è trasformata, retrospettivamente, in una dichiarazione d’intenti e in un commiato. Il 9 ottobre Kering ha ufficializzato la sua uscita, ringraziandolo per il contributo offerto alla casa nei dieci anni di direzione creativa. Un finale scritto attraverso il linguaggio della moda, senza bisogno di dichiarazioni. Solo immagini, luce e vestiti. La scenografia ha il rigore di una visione teatrale: tre monumentali lampadari illuminati da candele, una passerella nera e lucida, la Torre Eiffel a fare da quinta monumentale. In sottofondo, la musica composta da Miles Davis per Ascensore per il patibolo di Louis Malle. Il cinema, da sempre riferimento privilegiato nell’universo di Vaccarello, introduce una collezione che sembra muoversi tra memoria e finzione. L’oro domina e non è una semplice scelta cromatica, ma una materia che invade e trasforma il guardaroba: ci sono le mitiche sahariane, il trench, le gonne a portafoglio, le giacche corte, i completi dalle spalle importanti e gli scenografici abiti da sera che si accendono di riflessi metallici. Lamé, broccati, organza, pizzi e cotoni metallizzati costruiscono una gamma di sfumature che attraversa l’ambra, il cognac e l’oro brunito. Gli accessori partecipano alla stessa tensione scenica: orecchini monumentali e tacchi vertiginosi, con sculture serpentine. Eppure, la scelta più eloquente arriva alla fine. Dopo aver saturato la passerella di luce, Vaccarello torna al nero. Gli ultimi abiti, fluidi e quasi impalpabili, assorbono ciò che l’oro aveva riflesso. È un ribaltamento simbolico del finale della collezione Rive Gauche Autunno/Inverno 1991 di Yves Saint Laurent, conclusa proprio con una sequenza dorata. A suggellare il momento arriva Charlotte Gainsbourg, musa e presenza ricorrente nell’immaginario del designer. La sua performance accompagna il finale sulle parole «You are so much Yves Saint Laurent». Un omaggio al fondatore, ma anche una dichiarazione sul rapporto tra eredità e identità. Vaccarello saluta senza rinnegare il passato, restituendogli una nuova forma. Quando nel 2016 Anthony Vaccarello viene chiamato a succedere a Hedi Slimane, raccoglie una delle eredità più complesse del sistema moda. Saint Laurent non è soltanto una maison: è un patrimonio estetico, un’attitudine, un insieme di simboli che hanno attraversato rivoluzioni culturali e trasformazioni del costume. Il suo arrivo, annunciato da Kering nell’aprile di quell’anno, segue un percorso già riconoscibile: la formazione alla Cambre di Bruxelles, il marchio omonimo, l’esperienza da Versus Versace e una sensibilità per il corpo femminile fatta di tagli affilati e sensualità dichiarata. Il suo debutto, nel settembre 2016, è un esercizio di equilibrio tra continuità e rottura. Il nero, la pelle, le trasparenze, gli orli corti e le silhouette asimmetriche dialogano con l’immaginario rock della maison, ma ne spostano l’accento. La sensualità di Vaccarello non è nostalgica: è diretta, fisica, contemporanea. Il suo è un Saint Laurent notturno, dove il rigore sartoriale convive con una femminilità inquieta e mai accomodante. Negli anni successivi, il designer compie un’operazione più sottile della semplice reinterpretazione degli archivi. Non cerca di imitare Yves Saint Laurent, ma di individuare ciò che rende ancora attuale il suo linguaggio: il potere del tuxedo, la tensione tra maschile e femminile, la libertà del corpo, l’eleganza come forma di provocazione. Le spalle si amplificano, le gonne si accorciano, gli abiti scivolano sulla pelle, il nero diventa una firma e la silhouette acquista una riconoscibilità quasi immediata. Il risultato è un’estetica coerente, costruita stagione dopo stagione senza inseguire ogni oscillazione del gusto. Un guardaroba che non cerca necessariamente di piacere a tutti, ma di affermare una precisa idea di donna. La trasformazione di Saint Laurent sotto Vaccarello non riguarda soltanto l’abbigliamento. Il designer ha progressivamente ampliato il perimetro culturale della maison, lavorando sulla relazione tra moda, fotografia, architettura, musica e cinema. Le sfilate diventano immagini potenti, spesso monumentali, nelle quali Parigi non è soltanto uno sfondo ma parte integrante della narrazione. Nel 2023 nasce Saint Laurent Productions, progetto che porta la maison nel territorio della produzione cinematografica. La collaborazione con registi come Pedro Almodóvar e Jacques Audiard segna un passaggio significativo: il marchio non si limita più a vestire un immaginario, ma contribuisce alla sua costruzione. Il cinema diventa un’estensione naturale della sensibilità di Vaccarello, interessato alla forza delle immagini, alla memoria e alla capacità degli abiti di raccontare un personaggio. Anche sul piano economico, il decennio coincide con una fase di forte espansione: secondo il rapporto annuale di Kering, nel 2022 Saint Laurent ha superato per la prima volta i tre miliardi di euro di ricavi, raggiungendo quota 3,3 miliardi. Un dato che restituisce la dimensione del successo della maison durante il periodo, pur senza poter essere attribuito esclusivamente alla direzione creativa. In un sistema moda sempre più accelerato, dove le direzioni creative sembrano spesso sottoposte alla necessità di reinventarsi continuamente, la permanenza di Vaccarello per un intero decennio rappresenta un’eccezione. La sua forza è stata forse proprio quella di non cercare una rivoluzione a ogni stagione. Ha preferito approfondire, esasperare e affinare un linguaggio, rendendolo progressivamente riconoscibile. La sua ultima collezione contiene tutti gli elementi di questa grammatica: la sensualità, la costruzione sartoriale, il dramma, il rapporto con gli archivi e la capacità di trasformare un abito in un’immagine. Ma contiene anche qualcosa di diverso: la consapevolezza della fine. L’oro, in questo senso, non è soltanto il colore scelto per celebrare dieci anni di lavoro. È la metafora di un periodo che ha raggiunto la propria pienezza. E quando le luci si abbassano, resta il nero, colore fondativo della maison e firma di Vaccarello, a ricordare che l’eleganza non ha sempre bisogno di brillare per essere memorabile. Dopo dieci anni, Anthony Vaccarello lascia Saint Laurent. Non cancella il passato, non lo replica: lo consegna al futuro attraverso un’ultima immagine. Perché, in fondo, il vero lusso non è durare per sempre, ma riuscire a lasciare un segno.

Courtesy Photo: Saint Laurent

di Elena Parmegiani per DailyMood.it

 

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