“A nessuno interessa della storia. Tutti vogliono solo vederti provare qualcosa. Questo è il teatro”. È Jerry, burbero e vulcanico regista teatrale che ha il volto di Paul Giamatti, a dire queste parole, nel momento in cui spiega alla timida Mona, dilettante allo sbaraglio che ha i capelli rossi e le lentiggini di Juliane Moore, che cosa vuol dire essere su un palcoscenico. È The Debut – La grande occasione, la terza regia del due volte candidato all’Oscar Jesse Eisenberg, presentato alla Festa del Cinema di Roma e nelle sale italiane dall’1 gennaio 2027 distribuito da I Wonder Pictures. È forse il film più bello visto alla Festa insieme a Elsinore. Entrambi parlano di teatro. Qualcosa vorrà dire.
La vita ordinaria di Mona Friedman, donna timida e riservata, cambia per sempre quando viene scelta per far parte di una compagnia teatrale amatoriale. Incalzata da un regista determinato a fare emergere il suo talento, Mona si trasforma in un’attrice tenace e appassionata, pronta a tutto pur di difendere il proprio ruolo e la propria visione artistica. Un percorso che la porterà a riprendere finalmente in mano la propria vita.
The Debut è un film delizioso, leggiadro, divertente, entusiasmante. È un film che trasuda amore per il teatro: per il palcoscenico, ma anche per la platea, i camerini, le sale prova, il foyer. È un film di scrittura, di regia, di ritmo, ma soprattutto di attori. Su tutti spicca Julianne Moore, con il suo inconfondibile sorriso che per gran parte del film tradisce imbarazzo, quello di una donna che per tutta la vita si è sentita non all’altezza e lo è ancora di più su un palco, in un momento della sua esistenza in cui quel piccolo ruolo vuol dire tutto. Quel sorriso timido, nervoso e un po’ forzato, gli occhi lucidi e stupiti di chi crede di trovarsi in una sorta d’incanto sono quelli della donna che sale sul palco all’inizio. Cambierà. Troverà dentro di sé le motivazioni, la rabbia, quel rimosso e quel sommerso che la faranno diventare un’altra. E dopo essere riuscita ad essere un’altra donna sul palco, c’è da scommettere che diventerà un’altra donna anche nella vita.
Julianne Moore qui offre una prova di bravura clamorosa. Perché, da grande attrice, entra prima nel personaggio di Mona, fingendo quindi di non saper recitare né cantare, di essere impacciata e ritrosa. E, dopo essere diventata quella donna timida, entra in un nuovo personaggio, che è il ruolo che Mona impersona nello spettacolo, la portiera e tuttofare del condominio, grintosa e risoluta. Una doppia prova di bravura, un continuo uscire ed entrare da questi personaggi. Un percorso da attrice di razza a dilettante a principiante che però ce la fa. Credo che si capisca quanto questo non sia affatto facile.
Il contraltare di Julianne Moore, alias Mona, è il grande Paul Giamatti nel ruolo di Jerry, il regista teatrale di quello che è un piccolo spettacolo ma che per lui è il più grande del mondo, tanto è l’impegno che mette. Non importa che sia un piccolo teatro di una piccola città e non Broadway, per lui è come se lo fosse. È intenzionato a tirare fuori tutto, ma proprio tutto, dai suoi attori. “Mesi di prove, vendita dei biglietti. Tutto perché il pubblico possa provare quello che ho provato io la prima volta che ho visto questa scena. Questo è il mio lavoro”. Ecco chi è Jerry, qualcuno che ama il teatro e il suo lavoro più di ogni altra cosa. E per cui ha una devozione totale.
Julianne Moore e Paul Giamatti si stagliano ben presto da quello che è un film corale, con decine di attori, tutti in parte e tutti importanti. Ma loro, come è giusto, sono i primi attori della compagnia, ed è giusto che abbiano i loro passi a due. Ci sono dei veri momenti cult. Come la scena in cui Jerry aiuta Mona ad entrare nel personaggio, e le fa provare una scena in cui lei deve chiedere a lui la busta con l’affitto. Un’altra scena irresistibile è quella in cui Jerry la porta in un vero condominio per provare – abusivamente – a fare le riparazioni. Con conseguenze che vi lasciamo immaginare.
A scrivere e dirigere il film è Jesse Eisenberg, uno che in carriera ha recitato diretto da Woody Allen. E ci piace pensare che proprio da Allen abbia preso la leggerezza e la grazia per mettere in scena questo film, che è un musical nel musical, teatro nel teatro che diventa cinema. Un po’ un nuovo Tutti dicono I Love You o una versione leggera e positiva di A Chorus Line. Sarà il primo film che vedrete nell’anno nuovo. E che probabilmente ritroverete premiato sui palchi dei Golden Globe e degli Oscar. Viva il teatro. E viva il cinema.