Justice League. L’unione fa la forza. O no?

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Noi siamo l’elemento umano nella macchina e siamo liberi sotto alle nuvole. Parole, e musica, di Jovanotti. Ci vengono in mente spesso, quando vediamo blockbuster d’azione e di effetti speciali, e andiamo però sempre alla ricerca del cuore dei personaggi. Come accade con Cyborg, nuovo personaggio introdotto in Justice League, un ragazzo con il corpo robotico, a cui è rimasta un’anima umana. Justice League è uno dei film più attesi dell’anno. È la risposta della DC Comics (e della Warner) agli Avengers della Marvel (e della Disney). Com’è allora il film che riunisce il dream team dei supereroi DC? Partiamo dalla storia: Bruce Wayne (Ben Affleck) e Diana Prince (Gal Gadot) cioè Batman e Wonder Woman si incontrano: il mondo è in pericolo, perché il perfido Steppenwolf (Ciaran Hinds) vuole impossessarsi di una serie di elementi che, una volta uniti, gli daranno un enorme potere e scateneranno l’inferno sulla Terra. Per combatterlo, Batman e Wonder Woman reclutano – piuttosto in fretta – delle nuove leve: Arthur Curry, cioè Aquaman (Jason Momoa), del popolo degli Atlantidei, Barry Allen, alias Flash (Ezra Miller), un giovane nerd velocissimo, e Victor Stone, diventato Cyborg (Ray Fisher), cuore umano in un corpo robotico. Ma al mondo manca così tanto Kal El, o Clark Kent, insomma Superman (Henry Cavill), scomparso alla fine di Batman V Superman: Dawn Of Justice…

Come avevamo capito dai precedenti film del Dc Extended Universe, il nuovo corso dei supereroi DC (iniziato, dopo la fine della trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan, con Man Of Steel), Justice League può contare su una certezza: la indiscussa presenza scenica e il physique du role dei due attori più importanti, nei panni dei supereroi principali. Le cose che funzionavano di più nei film precedenti, e lo fanno anche qui, erano Ben Affleck e il suo Batman imponente quanto attempato e stanco, e Gal Gadot e la sua splendida Wonder Woman, allo stesso tempo arma letale e bambina, eroina ironica e armonica. A loro si aggiunge la grande sorpresa del film, Ezra Miller nei panni di Flash: il suo understatement, il suo humour jewish (ricordate il Seth Cohen di The O.C.? Ecco, siamo da quelle parti) portano qualche sorriso nell’universo DC che, fin qui, era stato piuttosto cupo (c’era già qualche sorriso in Wonder Woman, ma di altro tipo).

In un certo senso, quindi, l’universo DC prova ad avvicinarsi a quello della Marvel (sarà perché ad avvicendare Zack Snyder, che firma comunque il film, dopo la tragedia della scorsa primavera e il successivo abbandono, è Joss Whedon, regista dei primi due Avengers, e qui anche sceneggiatore). Ma lo scarto sta tutto nei leader dei due team: negli Avengers è Tony Stark, cioè Robert Downey Jr., in Justice League è Bruce Wayne, cioè Ben Affleck. Un uomo di mondo, estroverso contro un uomo chiuso in se stesso e stanco, se guardiamo i personaggi. Un grande attore, un istrione, contro un buon attore e professionista, se guardiamo gli interpreti. La saga degli Avengers, al momento, è più esplosiva, vivace, quella della Justice League appare, nonostante qualche sorriso, più cupa, ma anche monotona. In parte è una scelta, i personaggi Marvel appaiono più pop, quelli DC, almeno nel nuovo corso, sono più dark. Ma è anche un fatto di scrittura: e, benché quella dei film degli Avengers non sia eccezionale, quella di Justice League non eccelle.

Quello che hanno in comune i due universi è che entrambi soffrono nel momento clou, quello del film collettivo, un format che non permette di soffermarsi sui singoli caratteri (i Batman di Burton e Nolan, ma anche i primi due Iron Man, lo facevano molto bene). Ed entrambi soffrono del fatto di proporre dei “cattivi” freddi e distanti, nel loro essere non umani. Abbiamo capito che siamo sempre più rapiti quando in un villain intravvediamo l’umanità, la sofferenza: un Joker, un Pinguino, un Lex Luthor ci affascinano più di uno Steppenwolf o di un Ultron. È l’elemento umano nella macchina. E in Justice League ce n’è troppo poco.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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