“Costumi da Star”: una lunga storia d’amore e di cinema

0

Una lunga storia d’amore quella tra i costumi e il mondo dello spettacolo. Una storia senza tempo ricca di emozioni, sussulti e suggestioni. A raccontarla la mostra di successo “Costumi da star”, organizzata dalla storica e prestigiosa Sartoria Tirelli in collaborazione con il Napoli Teatro Festival ed il Polo museale regionale, nello splendido scenario architettonico di Villa Pignatelli di Napoli.

Costumi-da-star—Abito-di-Michelle-Pfeiffer-ne-L’età-dell’Innocenza-di-Martin-Scorsese

Un viaggio onirico che si compone di cinquantacinque abiti – quelli che, grazie agli innumerevoli premi internazionali, tra Oscar, David di Donatello e Nastri d’Argento, più di tutti sono entrati nell’immaginario collettivo – e schizzi e bozzetti dei più grandi costumisti italiani come Piero Tosi, Pier Luigi Pizzi o Carlo Poggioli. Ed è proprio Poggioli, assieme al premio Oscar Gabriella Pescucci, Flora Brancatella e il presidente della Fondazione Tirelli Dino Trappetti a firmare la curatela della mostra.
Ripercorrendo cinquantadue anni dello storico atelier romano, tra i più prestigiosi al mondo, Villa Pignatelli diventa uno straordinario palcoscenico all’interno del quale sarà possibile ammirare il celebre costume di Angelica Sedara, magistralmente interpretata da Claudia Cardinale ne Il gattopardo del maestro Luchino Visconti (1963), realizzato da Piero Tosi. Per chi ha amato la performance artistica della Cardinale in uno dei film cardine della storia del nostro cinema, sarà impossibile non perdersi nella bellezza di questo abito da ballo che grazie al leggerissimo contrasto del color avorio dell’organza e quello verde chiaro della seta, esaltato dai righini lucidi ed opachi, riesce ad ammaliare, suscitando indescrivibili emozioni negli occhi di chi guarda.

Si passa poi ai costumi di Michelle Pfeiffer e Winona Ryder ne L’età dell’Innocenza di Martin Scorsese (1993), con cui la Pescucci si è aggiudicata l’Oscar. E ancora, un altro premio Oscar, Milena Canonero che ha firmato l’abito di Kirsten Dunst nel celebre ruolo di Marie Antoinette, nell’omonimo film di Sofia Coppola (2006), trovando il giusto equilibrio tra classico e moderno. Di nuovo un abito di Piero Tosi, maestro del costume italiano, con l’elegantissimo abito da sera arricchito di fiori di satin e chiffon e perline incastonate, indossato da Silvana Mangano in Morte a Venezia di Visconti (1971).
Ma a rendere omaggio alla più raffinata tradizione cinematografica nostrana ci sono anche l’abito di Giulio Coltellacci realizzato per Marcello Mastroianni ne La decima vittima di Elio Petri (1965) e quello di Jurgen Henze per Totò nell’episodio Che cosa sono le nuvole? di Pier Paolo Pasolini del film collettivo Capriccio all’italiana (Pier Paolo Pasolini, Mario Monicelli, Steno, Mauro Bolognini, Franco Rossi, Pino Zac, 1968) – il Principe della risata non poteva certo mancare in questo straordinario contesto artistico partenopeo.
Ma per non rischiare di rimanere eccessivamente ancorati alla sola gloriosa tradizione di cineasti del passato, ecco che spuntano anche le vesti papali di Jude Law nella serie tv The Young Pope – ormai, già divenuta un vero e proprio cult – di Paolo Sorrentino.
Insomma, un percorso che vi farà sognare ad occhi aperti immergendovi direttamente nel cuore dei film che più di tutti vi hanno emozionato. Imperdibile.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Share.

About Author

Polici Francesca

Mi accusano di essere logorroica, ed effettivamente ho la parlantina facile. Forse anche per questo amo il cinema francese e ho deciso di intraprendere una strada professionale divisa tra ufficio stampa e giornalismo. Scrivo di moda, turismo, teatro, cinema, televisione e food. Nata a Roma ma di “adozione spagnola” (nonostante l’accento argentino che mi viene spesso rimproverato), ho studiato Storia del cinema senza però mai abbandonare le mie altre passioni. Adoro i dannati di Bukowski, la decadente Marsiglia di Izzo e farmi cullare dai romanzi di Nick Hornby; nonostante creda che “le carrellate siano una questione morale”, penso che Barney Stinson sia il personaggio più geniale che mente umana potesse mai plasmare; non posso fare a meno di esplorare il mondo (basta che, ovunque vada, mi facciano mangiare rigorosamente gluten-free); e guardo con invidia agli anni Sessanta. Se fossi nata in quel decennio, forse, la minigonna l’avrei inventata io e non Mary Quant.

Leave A Reply

19 + sei =