Day 7: Bellocchio e la stop-motion protagonisti in concorso

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logogcDopo una giornata avara di star e un po’ fiacca come quella di martedì, ieri la Mostra di Venezia si è tirata un po’ su con la presentazione di due titoli molto significativi.

Il primo è Anomalisa, ritorno alla regia dello sceneggiatore Charlie Kaufman che, dopo il non fortunatissimo Synecdoche, New York, per la sua seconda opera dietro la macchina da presa sceglie di dirigere a quattro mani (con Duke Johnson) e opta per l’animazione in stop motion.

Anomalisia Red Carpet Venezia 2015Il risultato è un film profondo, divertente, dalle trovate sorprendenti e dai personaggi indimenticabili. Il protagonista è un genio del customer service che vive un momento di depressione fino a che non fa un incontro speciale. Raccontare di più della trama sarebbe difficile (data la solita particolarità dei suoi copioni) e servirebbe a poco. Anomalisa è un film vedere e da godere in tutti suoi aspetti. A dare voce ai personaggi David Thewlis, assente al festival, Jennifer Jason Leigh e Tom Noonan, tutti già interpreti della pièce teatrale firmata dallo stesso Kaufman, da cui è tratta la pellicola.

Sangue Del Mio Sangue - Red Carpet Venezia 2015 Foto 13Applausi convinti hanno accolto il film, che si attesta tra i favoriti alla vittoria finale. Accoglienza un po’ diversa è stata invece riservata al terzo film italiano in concorso, Sangue del mio sangue del maestro Marco Bellocchio. Come le altre due pellicole nostrane della competizione, anche questa ha ricevuto consensi e dissensi alla proiezione per la stampa, dividendo molto. Effettivamente il regista de L’ora di religione non ha realizzato una delle sue opere migliori, ma come sempre ci ha regalato un film ricco di spunti e di sottotesti che vanno ad indagare tanto le psicologie umane quanto la società italiana. Ambientato a Bobbio, Sangue del mio sangue vede tra gli interpreti il figlio del regista Pier Giorgio, Roberto Herlitzka, Lidiya Liberman e Alba Rohrwacher. Il regista spiega così il film (e il titolo): “Volevo raccontare il vampirismo dell’Italia di oggi, un vampirismo ambientale, che in certo senso è un apologo della situazione attuale del nostro paese”.

A parte il concorso, questa settima giornata di festival ha visto il passaggio di due titoli molto interessanti nelle sezioni collaterali. In Orizzonti, è stato presentato il greco Interruption, un film algido nella messa in scena, ma ipnotico e coinvolgente. Il regista Yorgos Zois gioca con una rilettura dell’Orestea e lo fa con una pellicola in bilico tra teatro e cinema, tra realtà e finzione. Un’operazione affascinante, tra le più ammirevoli della Mostra. Nella sezione Venezia Classici, è stato invece il turno di Alfredo Bini – ospite inatteso, documentario su uno dei produttori più importanti della storia del cinema italiano. Un ritratto emozionante che ci restituisce una figura, purtroppo ed inspiegabilmente, quasi dimenticata e che cristallizza sullo schermo la fotografia di un’epoca: quella del grande cinema italiano degli anni Sessanta e Settanta. Un cinema che oggi non c’è più.

Di Antonio Valerio Spera per DailyMood.it

Photo Credi: Federica De Masi per DailyMood.it

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