17/04/2012 – In occasione della Milano Design Week, il famoso designer della camicia Voulaz espone in boutique nel quadrilatero della moda

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Nel centro diMilano, nel quadrilatero della moda, apre la boutique di Walter Voulaz, il designer italiano considerato internazionalmente “il maestro” della camicia fin dalle sue prime collezioni. Gli spazi sono parte integrante dell’edificio storico di via Manzoni che ospita il celebre Grand Hotel et deMilan, che vide tra i suoi ospiti personaggi illustri come Giuseppe Verdi, Gabriele D’Annunzio, Maria Callas e Rudolf Nureyev.

Non poteva esserci luogo della moda più adatto ad ospitare questa mostra. E’ il tempio delle camicie, primo monomarca in Italia, di Walter Voulaz. C’è solo un capo d’abbigliamento imprescindibile nel guardaroba di ognuno, che può essere indossato in ogni occasione e che va al di la del tempo : la camicia. “La camicia non ha una forma ma mille forme: ognuna si deve adattare a chi la porta”.

La mostra è a cura di Susanna Legrenzi, con Costanza Algranti, Luca Andreoni, Antonio Aricò, Bianco e Valente, Luca Campigotto, Sergio Calatroni, Letizia Carriello, Alejandro Céron, CLS, Gianluigi Colin, Demian Conrad, Alberto Coretti, Love Difference, Natascia Fenoglio, Lia Ferrari, Odoardo Fioravanti, Tommaso Giocoladelli, Gum Design, Giancarlo Iliprandi, Giovanni Innella, Francesco Jodice, Stefano Maffei, Jorge Manes Rubio,Gualtiero Marchesi, Maurizio Maselli, Stefano Mirti, Giovanni Muzio, Davide Oldani, Lorenzo Palmeri, Donata Paruccini, Marco Petroni, Pier Paolo Pitacco, Olivia Porta, Giorgio Possenti, Massimiliano Simonetta, Marta Sforni, Sovrappensiero, Delfino Sisto Legnani, Carlo Stanga,Toni Thorimbert, Lola Toscani, DominicWilcox, Andrea Valle…

“OBJECTS (IN THE NAME OF LOVE)” è una collezione estemporanea di oggetti d’affezione che abitano il privato di 40 protagonisti del contemporaneo. Giovanni Muzio–architetto Giancarlo Iliprandi -artdirector Luca Andreoni – fotografo.
Una manciata di pietre dai deserti americani dell’Ovest, il portacenere anni Trenta di un architetto che ha disegnato Milano, un libro d’artista, uno specchio che accompagna quattro generazioni di donne, le strisce di Dylan Dog, il calco in gesso di una mano di una Venere, la maschera di una vecchia BMWper un on the road generazionale…

I micro led dei ripiani di legno ebanizzato rivelano gli oggetti esposti e fanno affiorare i ricordi. Il verde “LeCorbusier” delle pareti li avvolge in un atmosfera intima e suggestiva. Sottile filo rosso, il valore sentimentale delle cose, quel legame invisibile che unisce uomini e memorie, trasformando un semplice oggetto in un testimone (silenzioso) del tempo.

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